Nel 2016 l’Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato uno studio che mette nero su bianco la tragica realtà del fenomeno dello stalking. Ne è emerso che circa l’80% delle vittime di stalking sono donne, e che nel 90% dei casi gli autori di tali molestie sono uomini (molto spesso ex partner).
Appare chiaro quanto il fenomeno dello stalking stia assumendo dimensioni sempre più gravi e preoccupanti. E purtroppo la sensazione è quella di vivere in una società in cui la tutelasembra essere un concetto sempre più utopico, società che non appare in grado di tutelare fino in fondo le vittime, che vedono continuamente leso il proprio diritto alla sicurezza personale. Ma prima di analizzare le criticità che presenta tale reato, andiamo a definirlo.

Con il termine stalking, o atti persecutori, si intendono una serie di condotte persecutorie reiterate nel tempo, che mettono a rischio l’integrità psico-fisica della vittima, producendo in lei un perdurante e grave stato di ansia o di paura.
Il reato di stalking si può manifestare attraverso svariati tipi di comportamenti invadenti e persecutori, che possono essere distinti in:
“È punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”
Analizzando l’articolo del c.p emerge che i comportamenti persecutori devono presentare almeno due caratteristiche:
Dove sta l’oggettività di questo reato? Non c’è.
Stando a quanto appena detto, sembra lecito chiedersi se una persona possa raggiungere uno stato di ansia o di timore prima o dopo rispetto a un’altra, anche di fronte ai medesimi fatti. E, ancora, appare lecito chiedersi quando allora dovrebbe scattare il campanello d’allarme e se è possibile non riconoscere di essere una potenziale vittima di stalking. Quanti messaggi devono arrivare, quante mail, quanti regali indesiderati, quanti incontri “casuali”.
Ciò che differenzia lo stalking da tutti gli altri reati è proprio che si tratta di un crimine“soggettivo”, cioè che viene descritto dalla percezione che la vittima ha di essere molestata.
Non passa giorno che dalle cronache dei giornali non si senta parlare di casi di stalking che sfociano nella commissione di veri e propri delitti.
Purtroppo sono molti, troppi, i tragici epiloghi. E per una buona parte, si tratta di uomini denunciati per atti persecutori che, liberi di muoversi, hanno ucciso donne “ree” di non amarli più. Ma vi sono anche casi di donne che non hanno mai denunciato, per paura che la reazione dello stalker potesse essere fatale, o che non si rendevano effettivamente conto del pericolo che stavano vivendo.
Tolti i casi limite, vi sono comunque un’infinità di casi borderline. Lo stalking può mettere seriamente in pericolo la stabilità della vittima, e anche dei suoi cari, al punto da alterarne in maniera importante le abitudini di vita. Per questo motivo, è necessario tutelarsi in primis denunciando e, qualora ce ne fosse bisogno, appoggiandosi a un’agenzia di investigazione, per procedere con una raccolta prove finalizzata a raccogliere materiale con valore legale utilizzabile in sede di giudizio, e bloccare le attività intimidatorie.
L’agenzia di investigazione Sis Investigazioni svolge indagini per tutelare le vittime che subiscono questo genere di condotte, documentando i comportamenti persecutori dello stalker al fine di procedere in giudizio contro di esso, allontanandolo, fino a fargli ottenere il carcere.